Giuseppe Dossetti: pensieri e parole

In che cosa la mia vita si caratterizza per quella di un’anima consacrata al Signore, più precisamente consacrata a Cristo Re, nel mondo? (…) Ciò che può caratterizzarla non può essere altro che la continua vissuta presenza di questa realtà: il Signore Gesù, nonostante che avesse milioni di anime più generose, più serie e fedeli, più feconde della mia, ha scelto la mia per sua sposa».

(G. Dossetti, La coscienza del fine, cit., p. 47)

 

«La resistenza individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino».

(G. Dossetti, La ricerca costituente, cit., p. 209)

 

«L’unica forza generante, l’unico seme di vita nuova, per sé incorruttibile, è la parola del Signore. (…) Ogni altra parola, staccata o che prevalga sulla parola di Dio, presto si isterilisce, perde la sua forza generante, si fissa in una sterilità piena e si corrompe».

( G. Dossetti, La Parola di Dio seme di vita e di fede incorruttibile, Edb, Bologna 2002, p. 55)

 

«Soprattutto (a Monte Sole, ndr.) sentiamo presenti le anime dei bimbi, i cui angeli vedevano e vedono la faccia del Padre che è nei cieli (cf. Mt 18, 10). Nella nostra adorazione speriamo di essere circondati e sostenuti dalla loro adorazione, per trarne ispirazione di purezza, umiltà, di offerta sacrificale veramente immacolata e irreprensibile. Soprattutto da loro, che secondo la parola del Signore sono “i più grandi nel regno dei cieli”, ci proponiamo di trarre incitamento e aiuto per conservarci sempre in un’autentica piccolezza evangelica».

(G. Dossetti, Diaconia a Monte Sole, in Id., La parola e il silenzio, cit., p. 378)

 

«Prima cosa da fare: sprofondarci nella preghiera […]. Seconda cosa: avere una vera consapevolezza, soprannaturalmente ravvivata, dei problemi del nostro tempo. Ci sono delle cose che dobbiamo conoscere, per poter seguire e servire il regno di Dio nel nostro tempo: la fame, la miseria, la guerra, i travagli del pensiero del nostro tempo, per cui gli uomini stanno cercando faticosamente la verità. (…) Chiediamo quindi nella messa l’esperienza gustosa e profonda della parola di Dio che è Gesù e la conoscenza vera delle prove del nostro tempo».

(G. Dossetti, Lettere alla comunità. 1964-1971, Paoline, Milano 2006, n. 32, p. 163)

 

«Se mi interessa Gesù, come faccio a parlarne a quell’indù, a quel cinese, che al di là di tutte le ondate moderniste, a un certo punto recupera inevitabilmente la propria coscienza spirituale e certi suoi valori spirituali?»

(cf. F. Mandreoli, G. Dossetti, Il Margine, Trento, 2012, p. 108.)

 

«La nostra presenza qui, in fondo, non è principalmente una presenza politica, è essenzialmente una presenza spirituale e quindi deve essere sempre contenuta entro i limiti anzidetti di una doverosa umiltà. Prima condizione dell’umiltà è di essere coscienti di quello che si è».

(G. Dossetti, Due anni a Palazzo D’Accursio. Discorsi a Bologna. 1956-1958, a cura di Roberto Villa, Aliberti, Reggio Emilia 2004, p. 35)

 

«Dieci anni di solida preparazione a Bologna, poi si passa il mare».

(G. Dossetti, Relazione al cardinale Giacomo Lercaro, in Id., La Piccola Famiglia dell’Annunziata, cit., p. 173)

 

«E voi credete che certe linee di successo che noi stiamo seguendo, con tutte le buone intenzioni e tutte le sante benedizioni, credendo di essere più utili in questo modo alla Chiesa, ci portino davvero al successo storico? Vi dico invece che per queste vie si logora soltanto l’ultimo capitale di spiritualità che abbiamo e si rischia di lasciare ai nostri posteri un asse ereditario passivo, con tante cose belle ma istituzioni morte e senza più fede. Il problema è quello della fede, perché il problema è quello di Gesù».

(G. Dossetti, “Incontro con una rappresentanza della Diocesi di Ivrea”, in Egeria, 11(2017) p. 126)

 

«Certo noi abbiamo bisogno in tutto della più grande umiltà, di una grande capacità di ascoltare e di metterci alla scuola di fronte a tutti, perché rispetto a un mondo come questo, anche là dove noi crediamo di essere già in qualche modo informati, in verità non sappiamo ancora nulla e dobbiamo sempre ricominciare da principio come i bimbi che imparano le prime lettere dell’alfabeto.

(G. Dossetti, Lettere alla comunità, cit., p. 279)

 

«Credo che proprio la festa del Natale sia la festa della nostra fede nel senso più profondo, perché ci fa vedere la via del Signore, la via, sì, di una trasformazione profonda, sostanziale e interna di tutto l’uomo, di ogni uomo, di tutti gli uomini, della comunità degli uomini, ma insieme una via che non ha apparenze, che è tutta umiltà, che è tutta povertà, che è tutta esiguità e impotenza. […] L’unico punto di rinnovamento di tutte le profezie e di adempimento sta nella santità umile e povera, disarmata».

(Omelia del 25 dicembre 1988, in G. Dossetti, Omelie del tempo di Natale, cit., pp. 208-209)

 

«La verità mia interiore è anche la sola base possibile della mia nuova attività sia di ricerca scientifica sia di azione pratica».

(G. Dossetti, La coscienza del fine, cit., p. 140)

 

 

 

 

«Questa crisi non è una delle tante di cui l’umanità parla sistematicamente a ogni secolo; è veramente non una semplice crisi di carenza o di progresso, ma crisi globale, di un tipo di civiltà, la quale sta arrivando o sembra arrivare alle ultime forme di degenerazione di un sistema nato dalla disgregazione della cristianità».

(G. Dossetti, Crisi del sistema globale, in G. Alberigo (a cura di), Giuseppe Dossetti, cit., pp. 87-99)

 

«A ogni grande rinnovamento della struttura di una civiltà corrisponde e presiede un rinnovamento della Chiesa».

(G. Dossetti, Relazione al convegno di Civitas Humana del 1° novembre 1946, cit., p. 311).

 

«Nella mia vicenda più propriamente ecclesiale è dolce e commossa la memoria dell’arcivescovo cardinale Giacomo Lercaro, la cui nomina alla sede di San Petronio nel 1952 fu la ragione propria del mio immediato trasferimento a Bologna e alla cui paternità debbo i doni più grandi: cioè debbo l’esperienza di una stagione ecclesiale animata e palpitante, la nascita della Famiglia spirituale, il sacerdozio e la partecipazione al Concilio e al post-concilio».

(G. Dossetti, Discorso dell’Archiginnasio, in Id., La parola e il silenzio. Discorsi e scritti. 1986-1995, 11 Mulino, Bologna 1997, p. 33)

 

«Il problema della vocazione […] si riduce a questo: cercare di udire la parola di Dio. E per udire la parola di Dio bisogna pensare che non l’abbiamo mai udita una volta per tutte […]. Dunque il problema della vocazione non si deve mai dare per risolto»

(G. Dossetti, 10 maggio 1953, in P. Prodi, Crisi epocale e abbandono dell’impegno politico.

 

«Per la Chiesa e per il cristiano è una cosa tremendamente impegnativa e concreta l’universalità della salvezza donata a tutti gli uomini nel sangue di Gesù, l’unità e la pace fondata fra tutti gli uomini in Cristo, unico salvatore del mondo».

(G. Dossetti, Per una valutazione globale del magistero del Vaticano II, in Id., Il Vaticano II. Frammenti di una riflessione, a cura di Francesco Margiotta Broglio, Il Mulino, Bologna 1996, pp. 23-102)

 

«Non sappiamo quasi nulla di questi popoli e di queste Chiese. Teniamoci modesti, come discepoli sempre bisognosi d’imparare».

(G. Dossetti, Lettera alle sorelle di Monteveglio, Gerico 4 aprile 1973, citato in Tommaso Bernacchia, “L’esperienza della Piccola Famiglia dell’Annunziata in Medio Oriente”, in Euntes Docete 3 (2011), pp. 67-100).

 

«Sono sempre più persuaso che comunque si voglia concepire l’uomo nel mondo, nella storia, nel suo fare, nulla può essere fatto al di fuori che non sia compiuto secondo verità al di dentro dell’uomo. (…)
Quindi è estremamente importante pensare che non posso compiere atti di fede validi per gli altri, per l’edificazione della Chiesa, per la sua riforma, per la consolazione dei fratelli, per il sostegno di opere comuni anche di vita civile, di servizio umano, se queste cose non si sono compiute in modo autentico dentro di me. Quale atto di fede che sia veramente valido per gli altri posso fare al di fuori, se non è un atto di fede profondamente vero dentro di me?»

(G. Dossetti, Omelie del tempo di Natale, cit., p. 143)

 

«Siamo in un periodo di frantumazione del pensiero, di un pensiero che si fa sempre più debole e che quindi non è in grado di presidiare, anche con ragioni preliminari, la nostra vita evangelica. Forse già in questi giorni si cerca di preparare nuovi presidi, nuove illusioni storiche, nuove aggregazioni che cerchino di ricompattare i cristiani. Ma i cristiani si ricompattano solo sulla parola di Dio e sull’evangelo!».

(Cit. in P. Marangon, “La via di Dossetti. Una strada impraticabile per la Chiesa?”, in Il Margine 10 (2005), p. 19)

 

«I preti e i laici, quasi senza differenze, s’immergano nel vangelo. Lo dico con una particolarissima e specifica insistenza, anche quantitativa: è necessario leggerlo, leggerlo, leggerlo. Formatevi sul vangelo, letto mille volte al giorno se fosse possibile, sine glossa, […] senza glossa come diceva san Francesco, dev’essere un rapporto continuo, personale, vissuto, creduto con tutto l’essere, e sapendo di accogliere la parola di Dio come Gesù l’ha seminata quando andava per le strade della Galilea. […] Non stancatevi mai di leggerlo, perché è assurdo stancarsi del Vangelo».

(G. Dossetti, Il Vangelo, i Salmi e la storia, in Id., La Parola di Dio seme di vita e di fede incorruttibile, cit., pp. 217-218)

 

«Occorre rendere possibile, consolidare e potenziare il pensare e l’agire per la pace in nome di Cristo con un ultimo elemento, il silenzio: molto silenzio, al posto dell’assordante fragore che ora impera».

(G. Dossetti, Diaconia a Monte Sole, in Id., La parola e il silenzio, cit., 101-102)

torna sutorna su